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Il Coraggio

 

Per affrontare un percorso psicologico di crescita, cambiamento o di risoluzione delle proprie problematiche e sofferenze serve una cosa fondamentale: il coraggio.

Solitamente chi andava da uno psicologo veniva considerato “con dei problemi”, debole, fragile se non addirittura matto.

Avendo io personalmente lavorato anche nei centri di salute mentale del territorio la parola “matto” è una parola che non amo particolarmente, ma lo stigma della società rispetto a chi si rivolge ad un aiuto psicologico continua ad andare in quella direzione.

 

Le cose stanno comunque lentamente migliorando, anche se molti stereotipi restano comunque legati a chi va dallo psicologo.

Inoltre, e forse la cosa ti stupirà, anch’io come moltissimi altri miei colleghi seguiamo costantemente percorsi personali di terapia.

 

Perchè è allora così difficile a volte accettare l’idea di chiedere aiuto?

 

Tante persone credono in una visione quasi monolitica di se stesse. Prova ad esempio a pensare a quante volte hai sentito (o hai detto tu stesso):

“Eh, che ci posso fare, questo è il mio carattere!”.

 

Accettare il cambiamento vuol dire innanzitutto sovvertire questa concezione del “sono fatto così” spesso utilizzato in maniera giustificativa, quasi una forma di protezione del proprio ego da una qualche minaccia.

 

La parola coraggio deriva dal latino e indica “avere cuore”. Quindi iniziamo da subito a sgombrare il campo da qualsiasi idea superomistica: essere coraggiosi non significa essere Rambo.

Servono muscoli, certo, ma servono per sostenere il peso di ciò che puoi vedere dentro di te una volta che decidi di guardare anche tu dentro al tuo abisso, così come ci suggerisce l’immagine di Nietzsche:

 

“Ha cuore chi conosce la paura, ma la vince; chi vede l’abisso, ma con orgoglio. Chi vede l’abisso, ma con occhi d’aquila, – chi con artigli d’aquila afferra l’abisso: quegli ha coraggio

 

Una persona che inizia un percorso di terapia, appena varca la porta dello studio, stà già facendo un lavoro su se stessa. La scelta di venire in seduta nasce infatti da un bisogno, e quel bisogno nasce da un processo di coraggio che l’ha portato a vedere in se le cose che potevano essere migliorate.

Questo non è poco, e non vuol dire nemmeno non avere paura. Semmai è vero il contrario: ha cuore chi conosce la paura ma, parafrasando Nietzsche, la affronta e la regge.

 

Anche qui dunque si tratta di fare una scelta.

 

La maggior parte delle persone scelgono infatti una vita fatta di maschere e finzioni pur di non rivelare agli altri e a se stesse i propri difetti. Vivono in una bolla di narcisismo, un posto sicuro per loro ma estremamente fragile. Come una bolla di sapone che riflette solo quello che scegliamo di vedere.

 

Altre persone invece, per scelta, decidono di uscire da quella bolla per affrontare i propri demoni.

 

Ti sembra una scelta da deboli?

 

Vivere una vita pienamente significa accettarne luci e ombre, le nostre polarità interne. Accettare noi stessi per quello che siamo non significa dichiarare la nostra immutabilità come si diceva prima, ma bensì accettare tutte le parti di noi senza giudicarle.

 

Il giudizio infatti è la prima minaccia al nostro cambiamento. Ci giudichiamo in continuazione per le nostre scelte, le nostre azioni e i nostri pensieri, ma paradossalmente invece di cambiarli, di migliorarli tendiamo allora a metterli nell’oblio, a negarli. Tutto sotto il tappeto.

Ma arriva poi un momento in cui purtroppo (o per fortuna) il tappeto non arriva più a nascondere la nostra sporcizia.

 

Perchè aspettare che arrivi quel momento? Perchè non agire prima?

 

Chiedere aiuto ad un professionista psicoterapeuta ti può aiutare.

La scelta è tua, ma ti posso assicurare per esperienza, che in quell'abisso che faceva tanta paura puoi trovare dei tesori di cui non sei stato mai a conoscenza: abbi il coraggio di prenderli per la tua nuova vita.

 

 

 

 

 

Mattia-Palleva-Psicologo-Trieste

Articolo scritto da Dott. Mattia Palleva
Psicologo Psicoterapeuta

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