Lo psicologo senza il lettino

 

Probabilmente per la grande quantità di film che hanno narrato un unico aspetto di questo mondo (Woody Allen in primis) la psicoterapia viene spesso associata alla psicanalisi e quindi alla classica ed iconica chaise longue in cui la persona si stende mentre l’analisti è impegnato a prendere appunti, senza quasi mai parlare.

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Nella gestalt non accade questo e soprattutto al giorno d’oggi nemmeno gli psicoanlisti utilizzano più il lettino reso celebre da Freud.

 

Ma come è costituito uno studio di un terapeuta gestalt? Vediamolo subito.

Lo studio di un terapeuta Gestalt

 

Se ti dovesse capitare di entrare nel mio studio (o di un qualche collega gestaltista) troverai tre sedie. Molto spesso le persone rimangono incuriosite da questa sistemazione.

 

La foto che vedi qui sotto è presa dallo studio presso l’Istituto Gestalt Trieste in cui ricevo.

 

setting gestalt mattia palleva trieste

 

La sedia vuota in più non viene utilizzata per terapie di coppia o perchè deve arrivare un qualche ospite misterioso, ma è un strumento, una tecnica e più in generale un aspetto centrale della filosofia alla base della Gestalt Therapy.

 

Per capire l’uso di questo particolare setting dobbiamo però innanzitutto introdurre il concetto di polarità.

 

Il lavoro con le polarità

 

Ognuno di noi infatti, secondo la concezione introdotta da Fritz Perls è costituto da polarità.

 

Alcuni esempi?

 

Maschile - Femminile

Altruismo - Egosimo

Aggressività - Sottomissione

Logica - Fantasia

Gioco - Lavoro

Forte - Debole

Deciso - Indeciso

Socievole - Ritirato

Estroverso - Timido

Polarità mattia palleva psicologo triestee via discorrendo potenzialmente all’infinto: ogni persona dunque all’interno di se può avere “più persone”. Una parte del lavoro terapeutico consiste nel far dialogare queste parti, farle conoscere alla persona, farle esprimere in modo tale che possa usarle.

 

Fritz Perls parlava di “top dog” e “under dog” proprio perchè in questa dualità di opposti, per le ragioni più disparate c’è sempre una parte che prevarica l’altra, una parte che resta senza voce perchè schiacciata dal “cane che sta sopra”.

 

Prendiamo l’esempio di una persona che non è abituata esprimere la sua debolezza. Sarà una persona che si riempirà la testa di frasi come “io sono forte, ce la posso fare da solo, non ho bisogno di nessuno!”, quando in realtà forse potrebbe anche concendersi il fatto di esprimere la sua difficoltà e chiedere aiuto a qualcuno.

 

Non è un aspetto di se che non c’è. Non lo deve inventare o creare. Esiste già, ma è silenzioso, schiacciato.

 

Anni fa mi è capitato di vedere in terapia una persona che, come nell’esempio qui sopra, ascoltava solo una parte di se stessa, in questo caso la sua parte altruistica: dedicava ogni aspetto della sua vita agli altri, mettendo all’ultimo posto se stessa e i suoi bisogni. Con il tempo però, iniziò a soffrire di forti dolori al fegato. La sua risposta fu che si dedicò ancora di più alla sua missione di sacrificio per il mondo. I dolori non passarono.

 

Quello che venne fuori dopo poche sedute era che il suo “under dogcercava in tutti i modi (anche dolorosi) di dirle che doveva fare qualcosa per se stessa, lasciare da parte per una volta gli altri ed essere egoista.

 

Per la persone fu molto difficile accettare questa rivelazione perchè andava contro ogni idea di se stessa che aveva, in qualche modo cozzava con la sua identità, o comunque con l’identità che si era costruita in tutti quegli anni.

 

Ma il lavoro con le polarità è bene notare non fa il tifo per uno dei due opposti. Non è questo lo scopo della terapia. Non si vuole trasformare una persona altruista e generosa in una egoista, ma si vuole dare la possibilità alla persona di conoscere anche quella parte di se e magari utilizzarla quando ne ha voglia o quando ne sente il bisogno.

 

Per la persona qui sopra fu sufficiente concedersi la libertà di lasciare i figli al marito per una sera a settimana per poter andare al cinema, sua passione fin da quando era giovane. Bastò questo per far cessare i dolori al fegato.

 

La psicoterapia non vuole infatti creare grandi sconvolgimenti, ma piccoli gesti per avere grandi benefici.

 

Herman Hesse nel suo “Narciso e Boccadoro” mette in scena le polarità, in particolare la parte dionisica, legata al piacere, al gioco, all’arte e alla fantasia e la parte apollinea, quella logica legata al doverismo. Ecco cosa Narciso dice a Boccadoro e che riassume quello che abbiamo detto finora:

 

"Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come s'avvicinano il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra mèta non è di trasformarci l'uno nell'altro, ma di conoscerci l'un l'altro, d'imparar a vedere ed a rispettare nell'altro ciò ch'egli è: il nostro opposto e il nostro complemento."

 

Vivere una vita nel pieno delle proprie potenzialità, conoscere a fondo le polarità che stanno alla base delle nostre nevrosi è possibile grazie alla riconciliazione delle polarità che stanno dentro ognuno di noi.

 

La sedia calda

La sedia calda o sedia vuota serve proprio a questo scopo.

 

Attraverso un lavoro espressivo ed immaginativo si fa dialogare la persona con la parte o le parti di se che solitamente vengono represse.

 

Il terapeuta guida la persone in questo viaggio nel non conosciuto per far scoprire al paziente le potenzialità nascoste che ha.

 

Si fa immaginare la parte repressa su quella sedia e si fa iniziare un dialogo tra il paziente e la polarità inascoltata. Ciò che emerge da questi dialoghi è sorprendentemente utile per la persona e per la sua vita.

 

A me piace utilizzare la metafora della cassetta degli attrezzi per questo: se hai una cassetta con solo cacciaviti potrai solo svitare viti. Ma se invece inizi ad avere chiavi inglesi, martelli, chiodi ecc potrai fare molte più cose, ma soprattutto potrai scegliere tu quando e dove usarle.

 

La sedia calda poi viene utilizzata anche non solo per una dialogo tra le polarità interne delle persona ma anche per esprimere tutto ciò che nella vita normale abbiamo difficoltà ad esprimere.

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Viene utilizzata ad esempio nell’elaborazione di lutti, nella gestione di traumi, separazioni, malattie o qualsiasi tipo di difficoltà che la persona porta in seduta.

 

L’estrema efficacia di questa tecnica è dimostrata anche da una cosa che i pazienti riportano spesso. Dopo aver lavorato con questo strumento infatti fanno dei sogni legati alla seduta per un paio di notti.

 

L’aspetto onirico è la chiusura del processo iniziato durante la terapia, il lavoro che il tuo inconscio ha messo in atto per reintegrare le tue polarità che finalmente si sono riconciliate tra loro.

 

 

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Articolo scritto da Dott. Mattia Palleva
Psicologo Psicoterapeuta

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