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Le mappe e il "complotto" della mente

 

Ognuno di noi quando si muove nel mondo, si relaziona con gli altri, pensa, valuta le situazioni, è mosso da un insieme di concetti che possiamo chiamare “mappe”.

Le mappe non sono altro che un insieme di valori, credenze, esperienze passate, fattori sociali e culturali che ci hanno permesso, nel bene o nel male di arrivare sani e salvi fino al giorno d’oggi.

 

Un esempio?

Sei in un vicolo buio e isolato. Vedi arrivare un tizio incappucciato con in mano una motosega puntata verso di te. La tua mappa si attiva in quel momento e ti suggerisce di provare paura e che molto probabilmente è il caso di dartela a gambe. Te lo suggerisce anche piuttosto forte, te l’assicuro.

 

Ma le mappe agiscono anche in altri modi. Possono farti sentire una vittima dei tuoi colleghi di lavoro, possono farti credere che non ti devi fidare del mondo, oppure possono anche cancellare il tuo senso di colpa davanti ad una qualche azione, semplicemente perché la tua mappa ha indicato che “è giusto fare così”.

 

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Tutti noi abbiamo centinaia se non migliaia di mappe interne, che non solo guidano le nostre azioni, ma comandano in un certo senso anche i nostri pensieri e le nostre emozioni: in altre parole sono delle catene di comando che partono da uno stimolo e arrivano all’azione o all’emozione.

 

Tuttavia, parlando di psicoterapia, ed in un certo modo di evoluzione dobbiamo fare i conti con il cambiamento. Le mappe infatti non solo possono sbagliare dando delle indicazioni errate, ma delle volte possono non funzionare più.

 

Immagina che una strada sia cambiata e che la macchina di google maps non sia passata a tracciare il nuovo percorso.

Che fai?

Segui la strada che vedi oppure ti incaponisci e continui a seguire il navigatore, probabilmente rischiando di finire giù per un dirupo?

 

cambiamento psicologo

 

Sembra una domanda scontata ma non è così. Tutti noi infatti anche davanti all’evidenza ci rifiutiamo spesso di fare i conti con il cambiamento, soprattutto se non è un cambiamento desiderato: un lutto, una separazione, la perdita di un lavoro, la fine di una relazione, o la pensione, come l’ha ben descritta il ragioniere più famoso d’Italia.

 

Le nostre mappe ci tengono in uno spazio protetto, sicuro e confortevole. Ci danno una sorta di pilota automatico che alleggerisce il nostro carico cognitivo.
Ma se il mondo cambia, la vera crescita personale viene dalla capacità di creare nuove mappe più attuali.

 

"L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento."
(Stephen Hawking)

 

Per capire quali sono i rischi della troppa fissità dei nostri schemi mentali dobbiamo fare un salto temporale nel 1963, a Dallas.

Esattamente nel pomeriggio del 22 novembre, giorno della morte del presidente Kennedy.

 

 


 

Da Kennedy alla tua vita

 

22.11.63, oltre che essere il titolo di un eccezionale libro di Stephen King è la data di uno degli episodi che più hanno sconvolto il mondo intero e che hanno cambiato la percezione non solo degli americani ma di tutti noi.

 

J.F. Kennedy fino a quel momento rappresentava un ideale di bellezza, forza e potenza, in altre parole rappresentava l’America e l’occidente intero. Kennedy era un uomo ammirato dagli altri uomini e desiderato dalle donne.

La sua morte ha scosso alle fondamenta le credenze di milioni di persone o per tornare all’argomento di questo articolo ha messo in discussione la mappa di “invulnerabilità” legata alla sua figura.

Fin da poche ore dopo il suo omicidio e la cattura di Harvey Lee Oswald è stata messa in discussione la teoria che ad uccidere il trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti fosse stato un singolo tiratore, un uomo affetto da depressione e con alle spalle una vita di fallimenti.

 

Non era semplicemente possibile.

La mappa non indicava la strada corretta. Ci doveva essere qualcosa di sbagliato sotto: un complotto!

 

 

 

Da quel giorno sono state scritte milioni di pagine su possibili spiegazioni legate all’accaduto, molte delle quali si sono basate su false ed errate informazioni create ad hoc per vendere più libri, ma anche per rendere la realtà meno difficile da sopportare.

 

Questo è lo stesso che succede in piccolo a molte persone che vengono lasciate dal partner: è più facile convincersi che gli uomini siano tutti stronzi piuttosto che far i conti con le proprie mancanze e con il proprio dolore. Si diventa cinici.

Il cinismo infatti è una delle caratteristiche psicologiche legate a chi crede a bufale, complotti e fake news: mancano di “fiducia sociale”, ovvero a credere che gli altri siano in genere poco onesti e sinceri. Questo non è altro che un meccanismo di difesa.

 

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Restando in America la stessa cosa è accaduta in tempi più recenti con l’attentato alle torri gemelle. In modo ancora più clamoroso gli Stati Uniti hanno subito un attacco al loro “fallico” cuore da parte di come sono stati definiti “quattro pastori arabi”.

Anche qui al netto delle evidenze e delle prove di cosa è realmente accaduto hanno iniziato a fioccare innumerevoli verità alternative, proprio per rendere la realtà più facilmente tollerabile.

Il successo di queste teorie viene senza dubbio anche dal fascino narrativo che hanno. Un’intricata storia di complotti internazionali, spie e agenti segreti ha sicuramente più appeal rispetto ad un banale cecchino con problemi psichiatrici. Tuttavia la pericolosità di certe narrazioni e la sua diffusione capillare possono creare gravissime conseguenze (vedi ad esempio le bufale sull’invenzione dell’ HIV o sui vaccini).

 

In psicoterapia può essere altrettanto pericoloso:

Rifiutare il cambiamento crea sofferenza.

 

La persona vive in una sorta di blocco in cui vuole accanitamente riportare la realtà a come è descritta nella sua mappa, a come la conosceva prima.

 

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Il fidanzato che commette atti di violenza verso la ragazza che l’ha lasciato sta facendo questo. Si accanisce contro la realtà in un turbine di rabbia, gelosia e possesso.

Chi vive un fallimento nella propria vita e interpreta il ruolo della vittima sta anche facendo la stessa cosa: usa una mappa sbagliata che con ogni probabilità non lo porterà lontano. Sta cercando un incastro sbagliato.

 

Per questo le persone vengono in terapia, perché l’incastro come nel gioco qui sotto non funziona più.

mappe cambiamento palleva psicologo

Stai sprecando energia e tempo e non stai vivendo a pieno la tua vita.

La possibilità di avere un confronto con una persona che ti possa aiutare a mettere il cubo verde nel suo posto è fondamentale per gestire il cambiamento.

 

 

 

 

Come nei casi che abbiamo visto quando non puoi cambiare la realtà, per quanto essa sconvolgente e dolorosa possa essere, una sola cosa devi fare: cambiare la mappa.

 

Vedrai poi che la strada sarà meno tortuosa.

 

 

Un’ultima postilla: si, sulla luna ci siamo stati! 😉

 

 

 

 

“Il cambiamento, con tutti i rischi che comporta, è la legge dell'esistenza.“
 (Robert Kennedy)

 

Se vuoi approfondire come funzionano le teorie del complotto da un punto di vista scientifico ti consiglio questo sito e questo libro

 


 

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Mattia-Palleva-Psicologo-Trieste

Articolo scritto da Dott. Mattia Palleva
Psicologo Psicoterapeuta

2 thoughts on “Kennedy, le mappe e il “complotto” della mente

  1. Rispondi
    Alessandra Petrone - 2 Giugno 2019

    Grazie Mattia! Articolo molto interessante.

  2. Rispondi
    Mattia Palleva - 3 Giugno 2019

    Grazie Alessandra! 🙂

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