Il vuoto fertile

 

Una cosa che spesso può far paura è il vuoto.

Siamo in qualche modo drogati dal “pieno”, ne sentiamo la necessità. Andiamo alla ricerca di cose, oggetti, relazioni, sostanze e quant’altro per riempire degli spazi vuoti.

In una certa misura siamo degli accumulatori seriali. Non a caso la maggior parte delle dipendenze nascono proprio da questa necessità di non voler stare nel vuoto. Anche certe emozioni servono per riempire qualcosa. Molto spesso ad esempio la rabbia diventa una copertura di emozioni che non si vogliono sentire, come ad esempio la tristezza per aver perso una persona.

Potrei elencare infiniti esempi di modalità con le quali cerchiamo di riempire il vuoto.

Ognuno di noi ha le proprie. Non sono mai stato un sostenitore di quelle terapie “ascetiche” che quasi ti vogliono vietare di utilizzare le tue compensazioni: siamo prima di tutto umani, e avere qualche piccolo vizio fa parte della nostra natura e aiuta a vivere la vita con un po’ più di leggerezza. Ci fa stare bene ad esempio fare shopping anche se abbiamo l’armadio pieno di vestiti, giusto?

 

Tuttavia anche il vuoto può diventare un aspetto fondamentale della crescita e del benessere psicologico.

 

Spesso in terapia con i pazienti che c’è una difficoltà a contattare il profondo, ovvero quella che alcuni chiamerebbero “anima”. C’è sempre molto rumore, confusione, disorientamento. Ciò si riflette in una estrema difficoltà nel contattare i nostri bisogni (la domanda alla quale spesso nessuno sa come rispondere è: “Ma tu, cosa desideri per te stesso?”), le nostre emozioni e quindi la nostra guarigione.

Quello che la Gestalt suggerisce e che si trova in tutte le tradizioni religiose e spirituali è la possibilità di ascoltare se stessi in un vuoto che non a caso viene definito fertile.

Il vuoto fertile non è mancanza di attività, non è fare nulla, anzi è proprio il contrario. E’ una condizione nella quale si osserva senza giudizio, senza tutti quei rumori dati dalle nostre interpretazioni, credenze, influenze culturali, esperienze, ecc. E’ una condizione in cui semplicemente si osserva quello che è: la verità.

Si entra in contatto con la propria anima.

 

Non siamo abituati a stare in questo spazio, e l’idea può fare paura, ma è proprio questo vuoto il canale principale attraverso il quale raggiungere la consapevolezza.

Il mondo occidentale ha spesso rinnegato la possibilità e la ricchezza insita nel vuoto, fin dai tempi di Aristotele e dell’horror vaqui.

 

Guardando invece verso oriente il vuoto diventa una forma necessaria nella filosofia, nella religione e nell’arte.

 

Ma è un termine giapponese che può essere tradotto come "intervallo", "spazio", "pausa" o "spazio vuoto tra due elementi strutturali". È un concetto estetico, filosofico e artistico, usato frequentemente anche nella quotidianità. Si riallaccia inoltre alla filosofia buddhista Mahāyāna, nella quale la dottrina del vuoto è centrale.

 

vuoto fertile psicologo trieste

 

Il Ma è l'elemento centrale di tutte le discipline artistiche orientali. Il vuoto può essere considerato la categoria estetica giapponese per eccellenza, un elemento implicito ma fondamentale di ogni opera d'arte: solo grazie alla sua presenza le varie forme artistiche possono realizzare pienamente il loro potenziale estetico e semiotico.

 

In Gestalt avviene la stessa cosa: vuoto e pieno sono due polarità e come tali vanno accettate ed integrate. Non c’è pieno senza vuoto, e viceversa.

 

Viene definito fertile perché è appunto quello stato in cui possono nascere nuove forme, lo spazio di quello che in psicologia viene definito insight o intuizione. L’insight è una forma di apprendimento non per prove ed errori ma per riconfigurazione del problema.

 

Un esempio classico è quello dell’esperimento di Karl Duncker. L’esperimento consiste nel dare a duna persona diversi oggetti e una consegna. Gli oggetti sono una scatola di puntine, alcuni fiammiferi e una candela. La consegna è “attaccare la candela al muro in modo tale che, una volta accesa, la cera sciolta non goccioli”.

 

Ti è mai capitato di arrovellarti per giorni su un problema come l’esperimento qui sopra, senza riuscire a risolverlo? Poi, un po’ sconfitto e deluso, smetti di pensare a quel problema e quasi magicamente ne vedi la soluzione?

 

Il vuoto fertile funziona più o meno allo stesso modo: è una condizione in cui puoi ristrutturare te stesso vedendo cose che nell’assordante frastuono del caos interno non saresti stato in grado di vedere.

 

Il filosofo Friedlander ha definito il vuoto fertile come “il preludio all’atto creativo”, uno spazio fondamentale al progredire dell’esistenza.

Se non ci si ascolta allora non può emergere il nostro vero bisogno e quindi è anche impossibile che mettiamo in atto comportamenti per soddisfarlo.

Nella sofferenza emotiva e psicologica spesso siamo portati a fare il contrario: cerchiamo spiegazioni, cerchiamo di agire per risolvere quel dolore. Strategie utili certo, e spesso possono anche essere efficaci.

 

Ma quando i tentativi non funzionano più prova a stare nel tuo vuoto ed ascoltare dentro te stesso: una soluzione potrebbe venirti proprio da quel silenzio che non hai mai ascoltato.

 

 

*Per capire ancora meglio il significato e l'importanza del vuoto prova ad ascoltare questo famosissimo brano di  Claude Debussy. 

Articolo scritto da Dott. Mattia Palleva
Psicologo Psicoterapeuta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scroll to top