Palleva psicologo evitamento

La consapevolezza dell'evitamento

 

La conoscenza di se stessi passa inevitabilmente per un concetto che è alla base della Psicoterapia della Gestalt: la consapevolezza.

Spesso infatti non siamo sempre consapevoli del nostro corpo, delle nostre emozioni, desideri, sogni, dei nostri comportamenti: non siamo in altre parole pienamente presenti a noi stessi.

 

Per capire ancora meglio questa sorta di sospensione in cui viviamo prova a porre a te stesso queste cinque domande rispetto ad una situazione che stai vivendo:

 

"cosa fai?"
"cosa senti?"
"cosa vuoi?"
"cosa eviti?"
"cosa ti aspetti?"

 

Avere una risposta chiara e vera ad ognuna di queste domande non è semplice e scontato soprattutto in un situazione di sofferenza e difficoltà.

 

Trovare la risposta a queste domande è uno dei punti fondamentali del processo terapeutico. Certi aspetti li abbiamo affrontati in articoli precedenti. Oggi ci concentreremo su una sola di queste domande ma che contiene al suo interno un insieme di risorse estremamente utili per raggiungere la consapevolezza e il benessere.

 

 

Cosa eviti con questo?

 

Fin dai tempi di Freud è stato evidente che tutti noi siamo mossi principalmente da due spinte: ricerca del piacere, evitamento del dolore.

Se una cosa ci da piacere la cerchiamo, andiamo alla ricerca di modi in cui ripetere l’esperienza, se una cosa invece ci provoca dolore la evitiamo.

 

Semplice giusto?

 

Eppure molto spesso la relazione non è così immediata. Senza accorgercene infatti possiamo mettere in atto comportamenti che all’apparenza ci creano sofferenza. Lo facciamo noi stessi direttamente.

Siamo masochisti?
Qual è il vantaggio nell’auto sabotare le nostre vite?

 

La risposta anche qui è sempre quella: la ricerca del piacere.

 

In altre parole mettiamo in atto dei comportamenti negativi per evitare delle sensazioni ancora più dolorose.

 

L’evitamento è un insieme di strategie che mettiamo in atto con lo scopo di controllare e/o alterare le nostre esperienze interne (pensieri, emozioni, sensazioni o ricordi), anche quando ciò causa un danno comportamentale.

Far vedere alla persona che sotto quel comportamento c’è una qualche forma di piacere o evitamento del dolore è fondamentale.

 

Prendiamo ad esempio una persona che viene in terapia perché ha una forte paura di uscire di casa o di stare in mezzo alle persone. Sembra in questo caso che la richiesta sia quella di cambiare questo comportamento, di darle gli strumenti per poter finalmente uscire dalla sua stanza. Tuttavia in modo apparentemente paradossale è utile porre alla persona la fatidica domanda:

 

“Cosa eviti con questo comportamento? Cosa eviti restando chiuso in casa?”

 

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In prima battuta non ci sarà una risposta.
L’evitamento è un meccanismo di difesa e come tutti i meccanismi di difesa agli occhi della persona è pressocché invisibile.

Se però si inizia ad indagare un po’ più a fondo è probabile che quell’evitamento tenga la persona al sicuro (piacere) da situazioni spiacevoli (dolore) come ad esempio il confronto con gli altri.

Vogliamo permettere alla persona di uscire nuovamente di casa? Allora è necessario farle vedere che c’è anche un “piacere” in questo, altrimenti non sarà possibile attuare il cambiamento. Altrimenti lavoreremmo su di un piano di superficie e con scarsi risultati.

 

Questo meccanismo è attivo in tantissimi aspetti delle nostre vite e come si diceva molte volte non lo vediamo nemmeno. Non vediamo in sostanza il piacere che ne traiamo, il vantaggio.

 

Ma la consapevolezza di se stessi passa inevitabilmente per il “vedere quello che c’è”.

 

Quindi, in conclusione, davanti a qualche tuo comportamento, pensiero, emozione prova a chiederti:

 

“Cosa sto evitando con questo?”

 

La risposta ti aiuterà sicuramente ad entrare più in contatto con i tuoi bisogni e con le tue emozioni: in altre parole a conoscere un po’ meglio te stesso.

 

 

 

 

 

Articolo scritto da Dott. Mattia Palleva
Psicologo Psicoterapeuta

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