Attacchi di panico

Possiamo definire l’attacco di panico come la paura di morire in assenza, in quel momento, di uno stimolo realmente pericoloso.

 

Ecco un esempio di quello che può capitare:

Immaginando una classica situazione possiamo pensare ad una normale giornata al lavoro oppure addirittura nel proprio salotto di casa: il panico può iniziare proprio in una situazione conosciuta, quotidiana e protetta proprio come quella delle mura domestiche o del proprio ufficio che si frequenta ogni giorno da anni.

L’attacco inizia con lievi crampi allo stomaco, che solitamente vengono ignorati.

L’escalation poi porta a forti palpitazioni al petto, tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nauseavertigini, fino alla paura di morire o di impazzire.

 

Si tratta come si è visto di un vero e proprio parossismo fisico e psicologico.

La sensazione è talmente forte ed orribile che spesso la persona pensa di avere un infarto, dato anche il modo in cui si scatena: l’attacco di panico infatti è improvviso ed inaspettato.

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Raffigurazione del dio Pan, da cui deriva il termine "panico"

Una sensazione in cui la persona sente di avere totalmente perso il controllo su se stesso, sulle proprie percezioni e pensieri e sul proprio corpo.  In altre parole si sente totalmente impotente.

Durante un episodio simile le persone di solito, pensando sia una cosa “fisica” (un infarto, un ictus, un attacco di cuore) si recano al pronto soccorso e le analisi dell’ecg riportano che è tutto nella norma.  Questo solitamente tranquillizza momentaneamente la persona.

Ma chi ha subito una simile forma di panico sa che purtroppo la cosa non finisce li.

Quello che infatti accade successivamente alla fase acuta e alla relativa stabilizzazione che ne consegue è molto frequente ma anche molto difficoltoso da gestire per la persona: la paura della paura.

 

L’esordio del panico o gli episodi successivi creano infatti quella che viene definita “ansia anticipatoria”, ovvero la paura che l’evento si ripresenti, che accada di nuovo.

 

 

In sostanza la persona vive sotto un vero e proprio stato emotivo di allerta continua, con l’attenzione volta a identificare quei segnali veri o presunti che possano indicare l’arrivo del panico. Pensieri tipici sono ad esempio “Non respiro bene, sento i battiti del cuore accelerati...mi sta per venire di nuovo un attacco?

 

Anche in questo caso, come in differenti altri disturbi si entra in una sorta di loop in un certo senso autoindotto involontariamente, ma estremamente difficile da fermare senza un ausilio esterno di un esperto.

 

 

E’ sufficiente un primo attacco di panico per insinuare nella persona la paura che si possa ripetere. In altre parole il primo attacco di panico diventa esso stesso un evento traumatizzante.

 


Quali cause?

 

Sono circa 10 milioni gli italiani che hanno vissuto almeno una volta l'esperienza di un attacco di panico. Mentre oltre 2 milioni di persone hanno sviluppato un vero e proprio disturbo di panico con attacchi ripetuti, ansia e fobie (Ricerca realizzata dall’Associazione liberi dal panico e dall'ansia - ALPA, Fonte. Repubblica.it)

La maggior parte degli studiosi ritiene che siano la conseguenza dell’interazione di pensieri, emozioni e processi fisici.

L’attacco di panico fa parte dei cosiddetti disturbi d’ansia: in questa prospettiva persone con una predisposizione ansiogena possono esserne vittima più facilmente. Accanto a questa predisposizione vi possono essere dei periodi di forte stress come fattore scatenante od eventi traumatici.

 

Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e Presidente dell’EURODAP, l’Associazione Europea per il disturbo da attacchi di panico spiega come differenti livelli di attivazione stressogena possano portare allo stesso risultato: da un evento fortemente traumatico vissuto in prima persona, all’assenza apparente di stimolo di pericolo.

«L’attacco di panico può insorgere in seguito a un evento traumatico vissuto sulla propria pelle o può essere immotivato, cioè presentarsi all’improvviso senza alcuna causa reale scatenante» specifica la psicoterapeuta.

 

«Nel primo caso, la persona inizia a soffrire di questo disturbo d’ansia dopo aver subito un trauma, più o meno grave: ad esempio, molti di quelli che erano a bordo della Crociera Concordia durante l’affondamento hanno iniziato ad avere problemi di insonnia, flashback di quell’episodio e attacchi di panico, insorti perlopiù in situazioni che ricordano quelle vissute durante la tragedia (ad esempio al supermercato, dove le file e il vociare richiamano quelli presenti sulla nave).

 

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Nel secondo caso, invece, questi attacchi possono sopraggiungere senza un motivo apparente, in concomitanza con cambiamenti o traguardi imminenti che possono “scombussolare” il proprio equilibrio (il raggiungimento della maggiore età, la laurea, l’ingresso nel mondo del lavoro, l’abbandono del tetto familiare, la convivenza, il matrimonio, la procreazione), momenti di forte stress, paure inconsce (luoghi chiusi o affollati, vertigini).»

L’attacco di panico allora sfocia in comportamenti di evitamento: la persona cerca infatti di evitare gli stimoli che ritiene ansiogeni.

Si può andare dall’evitare di prendere l’aereo, di andare al cinema o a un concerto fino al non uscire proprio di casa. Questi comportamenti, insieme ad altri come portare sempre appresso i medicinali come forma di rassicurazione, sono evidentemente limitanti per la persona sia per il suo funzionamento personale che per quello sociale o relazionale.

 


Quali cure?

 

La psicoterapia ha sviluppato numerosi protocolli che portano la persona a superare gli attacchi di panico e la relativa ansia che essi si ripresentino.

Premettendo che la terapia va calibrata sulla gravità del disturbo e della sintomatologia ma soprattutto sulla specificità della persona è fondamentale sviluppare innanzitutto strumenti che possano ridare un inizio di controllo sul proprio corpo e sul proprio sentire.

Banalmente esercizi sulla respirazione o sul corpo possono aiutare sia la gestione della fase acuta (l’attacco vero e proprio), sia dell’ansia anticipatoria.

Acquisiti alcuni piccoli strumenti per abbattere l’impotenza ed il parossismo corporeo, cognitivo ed emotivo si può iniziare a lavorare accanto al paziente sulle reali cause del problema.

 

«Se una persona ha un attacco di panico ma non vive nel controllo e nell’ansia, potrebbe trattarsi solo di un episodio temporaneo, per il quale potrebbe non essere necessario l’intervento di un medico.

Al contrario, se si vive con una sensazione di minaccia continua, si evitano le relazioni, ci si sveglia di notte con tachicardia e agitazione, forse sarebbe davvero il caso di rivolgersi a uno psicoterapeuta» conferma Vinciguerra.

 

Un primo passo verso la guarigione è aiutare la persona ad inquadrare quello che prova in quadro diagnostico ben definito: dare il nome giusto alla malattia è la base dalla quale si può poi partire per riprendere il controllo della propria vita e della

 

 

Dott. Mattia Palleva
c/o Istituto Gestalt Trieste
Via Rossetti 8
34125 Trieste

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