Il lutto

Il lutto è uno stato psicologico derivante da una perdita. Può essere la morte di una persona cara legata in qualche modo alla nostra esistenza, ma anche la perdita di una relazione significativa (ad esempio dovuta alla fine di una storia di coppia), o il cambiamento di uno status che in qualche modo ci identificava, come ad esempio la perdita di un lavoro.

In altre parole, come suggerisce Umberto Galimberti, è la perdita di un oggetto significativo per la nostra esistenza sia esso interno od esterno.

 


Il lutto risolto

lutto-mattia-palleva-psicologo-triesteLa morte intesa in senso lato fa parte della vita.

I cicli di cambiamento oltre che necessari fanno parte anch’essi della vita.

 

Seppur nel dolore di un simile evento l’uomo è naturalmente portato a superare la perdita di una persona cara. Il fattore temporale innanzitutto(in media si arriva all’accettazione della perdita dopo circa 18 mesi), ma anche i differenti aspetti religiosi, spirituali e culturali possono portare conforto.

 

Quello che fa in qualche modo “risolvere” il lutto è l’accettazione della sua ineluttabilità. Renderci conto in qualche modo che abbiamo a che fare con qualcosa di più grande di noi, con qualcosa di sconosciuto e misterioso contro cui non si può lottare, che non si può contrastare fa parte proprio dell’accettazione.

 

E’ un percorso doloroso.

 

Si vive in un senso di smarrimento, di disorientamento dato proprio dalla mancanza fisica di quella persona. La nostra vita viene scissa in un “prima ed un dopo”. Le persone che subiscono un lutto non hanno più voglia di andare avanti, di non voler vivere più senza quella figura che fino ad un momento prima era un punto di riferimento.

 

Come detto poco sopra in ogni caso non tutte le persone reagiscono alla stessa maniera davanti ad un lutto: fattori religiosi, educativi, culturali e personali influiscono nel modo in cui viene elaborata la perdita.

 


Le fasi dell'elaborazione del lutto

Al di la delle differenze è possibile riscontrare un modello psicologico in stadi piuttosto comune e che è stato descritto da Elizabeth Kübler-Ross nel 1969. Va specificato che queste cinque fasi possono non presentarsi in maniera lineare e che alcune persone possono anche non sperimentarle tutte e cinque. Inoltre il lavoro con il lutto seppur può essere supportato da numerosi modelli di intervento e di gestione è un processo che va calibrato comunque sulla specificità della persona.

Le fasi sono descritte qui sotto e per comprenderle più chiaramente verranno affiancate dai tipici pensieri di ognuna di esse.

1. Negazione

E’ la prima fase e rappresenta un vero e proprio meccanismo di difesa “grezzo”. La nostra mente è portata a rifiutare l’evento anche di fronte all’evidenzaLa persona è in uno stato di shock: la vita come la conoscevamo prima ora è cambiata all’improvviso.

Pensiero: “Non è vero. Non è successo. Questo è solamente un brutto sogno.”

 

 

2. Rabbia

Superato lo shock, il dolore si trasforma in rabbia che spesso viene rivolta o verso noi stessi o verso le persone che ci sono vicineIl lutto appare come incomprensibile.
Esprimere questa rabbia tuttavia, farla uscire e incoraggiarla è un passo fondamentale verso l’elaborazione del lutto. La persona deve infatti utilizzare l’energia della rabbia per riprendere il legame con la realtà.

Pensiero: “Perchè proprio a me? Dio/La vita è ingiusta!

 

 

3. Contrattazione

Questa fase è legata ad una sorta di pensiero magico. Si pensa di poter fare ancora qualcosa per poter far tornare la persona scomparsa. E’ una fase delicata perchè spesso, pur di aver anche una minima illusione di controllo, si arriva anche a colpevolizzarsi in modi anche del tutto irrealistici.

Pensiero: “Se fossi uscito cinque minuti prima.../ Se cambio questa cosa riportalo da me”

 

 

4. Depressione

E’ la forma di dolore legata al vuoto, all’assenza, alla mancanza. Tuttavia rispetto alle prime tre fasi è l’emozione più legata al “presente”: la depressione è l’accettazione della perdita e l’impotenza davanti non solo all’evento, ma anche all’improvviso cambiamento di vita. Le persone in questa fase si “ritirano”, non hanno più interessi o piaceri.

Pensiero: “Senza di lui/lei la mia vita non ha più senso”

 

 

5. Accettazione

Questa fase, a scanso di equivoci, non è priva di dolore. Il dolore è ancora vivo, ma tenderà con il tempo a presentarsi sempre meno. La persona riconosce consapevolmente la perdita come atto ineluttabile, riconosce il dolore che ha provato e che prova ancora, ma inizia ad crescere in lei un seme di speranza: la speranza di poter star bene.

Pensiero: “Mio marito è morto, ma io starò bene”

 

 

Un evento traumantico come la morte di una persona cara porta con se un insieme di emozioni non solo di dolore ma anche di stordimento e disorientamento, soprattutto nel caso di una scomparsa prematura ed inaspettata.

Tristezza

Rabbia

Colpa e Auto-Rimprovero

Solitudine emotiva e sociale

Shock

Struggimento

Disorientamento

Ed infine, nei casi di lunghe e difficili malattie si può provare anche sollievo per la fine delle sofferenze che la persona ha dovuto subire.

 

Il lutto in psicoterapia

Perchè chiedere aiuto

Come abbiamo visto il lutto è un evento complesso: è un vero e proprio spartiacque dell’esistenza di una persona.

La psicoterapia può aiutare non solo a sopportare meno dolorosamente le fasi acute ma anche a ristrutturare la vita verso il futuro.

Da un lato quindi è necessario un lavoro di supporto di gestione delle emozioni, che può aiutare la persona sia ad esprimerle meglio (ad esempio la rabbia) sia a costruire i contenitori emotivi per arginarle (ad esempio con la tristezza e con la colpa).

Dall’altro lato invece è necessario ricostruire una qualche forma di progettualità nuova. Con il tempo infatti la persona dovrà essere aiutata a ricostruire i pezzi della sua vita, a lasciare quelli che non si possono più trattenere e a trovarne di nuovi.

 

Quello che la psicoterapia si propone non è cancellare il ricordo della persona scomparsa per alleviare il dolore. Si tratta bensì di un lavoro svolto nel massimo rispetto della persona, dei suoi tempi, delle sue emozioni e del tipo di rapporto che aveva con il defunto.

Lo scopo della terapia è il lasciar andare ciò che non si può più avere, apprezzare tutto l’amore che la persona perduta ci ha lasciato e ritrovare così la vicinanza con chi non c’è più.

 

Superare un lutto vuol dire svegliarci una mattina dal nostro letto e ringraziare la persona scomparsa per il breve ma prezioso tratto di strada che ha fatto con noi.

 

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Dott. Mattia Palleva
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