Motivazione e Autostima

Partendo dall’etimologia stessa della parola possiamo definire la motivazione come il “motivo all’azione”, quella spinta intrinseca che ci porta ad attuare o meno un dato comportamento o un’azione.

Ho volutamente scritto "intrinseca" perchè la motivazione è una cosa che difficilmente ti può venire da altri. Sono piuttosto scettico infatti nel credere a tutte le centinaia di motivatori, guru, esperti di empowerment che ti vogliono convincere che con le loro tecniche puoi sviluppare in te motivazione ed autostima.

Queste soluzioni facili partono infatti da un presupposto: ti convinco io che ce la puoi fare!

Può essere in qualche modo stimolante, può aiutare utilizzare alcuni trucchi, ma il problema vero è un’altro: il tempo.

 

In tutti questi anni in cui mi occupo di psicologia ho conosciuto decine di persone che si sono iscritte a corsi per smettere di fumare, corsi per dimagrire, corsi per sviluppare una qualche parte di loro che sentivano essere bloccata. Invariabilmente, dopo una breve fiammata esplosiva in cui dichiaravano ai quattro venti di essere “finalmente liberi dalla schaivitù della sigaretta”, la motivazione tornava a scendere e si ritrovavano non solo con gli stessi vizi e le stesse problematiche di prima ma anche con un senso di fallimento dovuto al mancato raggiungimento dell’obiettivo.

In altre parole se la motivazione a fare qualcosa la prendi “in prestito” da qualcun altro, quella motivazione sarà un fuoco di paglia: durerà poco.

 

 


Trova il tuo significato

Come fare allora?

Il segreto sta nel dare un significato a quell’azione. Questo è un metodo che ho sperimentato sia nella pratica clinica che con su me stesso. Se quella determinata azione da compiere non ha un senso che sia veramente mio allora sarà difficile trovare la spinta per compierla.

Dallo studente che non riesce a stare sui libri al manager che vuole cambiare vita, il lavoro motivazionale va co-costruito sul senso dell’oggetto, sulla creazione di un significato vero e per questo motivante.

 

Ci sono persone che scalano montagne, che fanno estenuanti maratone, oppure persone che affrontano situazioni anche all’apparenza banali ma con estrema determinazione e perseveranza. Perchè? Perchè quelle azioni per loro hanno un significato. Il raggiungimento di quel determinato obiettivo è un fatto che riguarda il loro essere.

 

Aiutare la persona a trovare il senso vero e personale di quell’obiettivo è quello che abitualmente faccio con le persone in psicoterapia. E questa è una cosa che dura nel tempo, che si autoalimenta perchè non è data da me, ma dall’obiettivo stesso e dal rapporto che la persona ha con esso.

 

 


Progettare e scompattare

Basta questo?

 

La risposta a questa domanda è no. Quando si parla di motivazione si deve per forza fare i conti con la progettualità degli obiettivi che una persona si da.

Esiste infatti la forte possibilità che ci siano comunque dei fallimenti, degli ostacoli o delle ricadute.

Gli obiettivi infatti vanno calibrati realisticamente.

 

Ho una forte motivazione, ho un mio obiettivo: voglio diventare presidente degli Stati Uniti.

 

E’ un obiettivo realistico oppure è un obiettivo irragionevole?

Per aiutare la tua motivazione devi iniziare da traguardi che siano ragionevoli e soprattutto concreti. Gli obiettivi che ti dai vanno scomposti in tante piccole azioni e scritti.

La scrittura è lo strumento fondamentale per la tua progettualità. Compilare una lista di piccole azioni concrete, di piccoli passi per arrivare alla meta ti permette di monitorare i tuoi successi e anche gli inevitabili fallimenti. E’ come avere una mappa per verificare con te stesso se stai andando nel verso giusto oppure se ti sei fermato o sei andato fuori strada. E in questo caso puoi subito trovare dei modi per riprendere il percorso da dove l’avevi lasciato.

Sembra un percorso difficile ma ti assicuro che non è così. La soddisfazione di depennare dalla tua lista una cosa che hai portato a termine sarà più grande della paura di fallire.

 

 


 

Fallimento, Motivazione e Autostima

Un aspetto da considerare è dato da tutte le diverse configurazioni che possono assumere le combinazioni tra fallimento (o successo), motivazione e autostima.

 

Spesso si è portati a considerare banalmente ed in maniera lineare la sequenza:

 

Motivazione --> Successo --> + Autostima

 

Oppure

 

Motivazione --> Fallimento --> - Autostima

 

In realtà, per fortuna, le cose non stanno sempre così. Un aspetto che considero spesso con le persone che richiedono un aiuto dal punto di vista dell’autostima è che essa non deve essere basata dal numero dei tuoi successi, delle tue grandi imprese, ma piuttosto da come siamo in grado di reagire agli insuccessi, ai fallimenti e agli ostacoli che la vita ci mette davanti.

 

Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.

Questa frase l’ha detta Michael Jordan, probabilmente il più grande giocatore di basket di tutti i tempi.

 

Tutte le persone di successo hanno avuto dei fallimenti, delle porte chiuse in faccia, dei no.

 

Marylin Monroe: inizialmente scartata dagli “esperti” della Columbia Pictures che la giudicarono poco bella e attrice senza talento

Walt Disney: licenziato da un giornale con la seguente motivazione: “mancanza di immaginazione e senza buone idee”

Steven Spielberg: rifiutato per ben 3 volte dal college dove voleva entrare

Albert Einstein: non iniziò a parlare prima dei 4 anni. Non fu in grado di imparare a leggere prima dei 7 anni. La sua maestra lo etichettò come “lento” e “mentalmente handicappato”.

James Dyson (inventore dell’aspirapolvere senza sacchetto): ha realizzato oltre 5,000 prototipi non funzionanti investendo tutti i suoi risparmi per 15 anni prima di arrivare al successo

 

Queste sono solo alcune delle più note storie di fallimenti di personaggi famosi (senza dimenticare i vari Bill Gates, Mark Zuckenberg, ecc...) per ricordare ancora di più che fallire è necessario. Doloroso certo, frustrante, ma necessario se vuoi fare qualcosa di buono nella tua vita. La lezione che deriva da una sconfitta viene ricordata molto più a lungo delle emozioni effimere collegate ad una vittoria. Allora dobbiamo usarla.

 

Anche nel piccolo della nostra quotidianità. Magari nessuno di noi diventerà il nuovo Einstein, ma sicuramente possiamo apprendere qualcosa dai nostri fallimenti.

Il punto principale anche qui è uno che non sempre è così ovvio ed immediato: vedere l’errore.

 

Tante volte tendiamo a dare la colpa a qualcos’altro al di fuori di noi. Il segreto se vuoi migliorare la tua autostima è vedere i tuoi errori ed assumertene la responsabilità.

 

 


La regola dell'azione

L’ultimo punto è quello che lega l’azione alla motivazione e all’autostima.

La motivazione come dicevamo all’inizio è la spinta che porta un individuo a raggiungere determinati obbiettivi. È il motore delle azioni. Entra in gioco quando l’organismo perde il proprio stato di equilibrio a causa di un bisogno che insorge. Questa situazione porta ad agire sull’ambiente per ristabilire l’ordine perduto.

Questa è la classica definizione che puoi trovare in tutti i libri di psicologia.

Ma anche in questo caso è estremamente utile aggiungere un punto di vista diverso.

Prendiamo la catena:

Ispirazione emotiva → Motivazione → Azione desiderata.

Semplice vero? Se un qualche evento emotivo ci ispira emotivamente allora si accende la motivazione che poi ci porta a compiere quella determinata azione.

 

Ma se non abbiamo l’ispirazione emotiva necessaria? Se passiamo le giornate a procrastinare su quel progetto sul quale vorremmo mettere le mani, rimandando di continuo con scuse di tutti i tipi e sentendoci poi in colpa perchè non abbiamo ancora iniziato, che dobbiamo fare?

 

La risposta è “INIZIARE!

 

La motivazione non risponde solamente alla catena qui sopra, ma bensì è un circolo autoalimentante.

 

Riprendendo i consigli sullo scompattare i tuoi progetti di cambiamento in piccoli step iniza ad introdurre delle azioni nella tua catena.

 

Se è da anni che progetti di scrivere il romanzo che hai in testa, ma non sei mai riuscito ad andare oltre l’immaginazione inizia a buttare giù una scaletta di azioni da compiere: Il primissimo step del tuo progetto, la tua prima azione (ad esempio decidere i nomi dei protagonisti) avrà su di te un effetto inaspettato:

 

Azione → Ispirazione → Motivazione--> Azione → Ispirazione → Motivazione.ecc.

 

In altre parole l’azione iniziale anche piccola riorienterà il tuo setting mentale, creando ispirazione.

Se seguiamo il principio del “fare qualcosa”, il fallimento sembra poco importante. Quando lo standard del successo diventa il semplice agire – quando qualunque risultato è considerato importante e rappresenta un progresso, quando l’ispirazione è vista come una ricompensa invece che un prerequisito –, ci catapultiamo in avanti. Ci sentiamo liberi di fallire, e quel fallimento ci fa avanzare.

Iniziare spesso è l’unica cosa che serve per mettere in moto il cambiamento, l’azione necessaria per motivarti a proseguire. Puoi diventare la tua stessa fonte d’ispirazione. Puoi diventare la tua fonte di motivazione. L’azione è sempre alla tua portata.

 

Un ultimo consiglio? INIZIA ORA!

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Dott. Mattia Palleva
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